(un tempo noto come "rosa alchemica") Il blog del bestiario di varia umanità e di altre amenità che non c'entrano niente col resto...
23 agosto 2008
demotape...?
Registrandoli mi rendo conto che quello che esce fuori è molto più incazzato di quanto non mi aspettassi. Soprattutto musicalmente. Il che è bizzarro considerando che ascolto prevalentemente musica classica... presto i link per farviascoltare qualcosa (e ricevere le carrettate di critiche del caso)... al momneto non rilascio autografi.
23 aprile 2008
di cantanti e chitarre
28 febbraio 2008
In the garden of my house of love
Sto invecchiando.Non sono i capelli bianchi che mi hanno fatto capire che anche per me passa il tempo: i capelli bianchi li avevo anche a 24 anni.
Sono i miei comportamenti piuttosto.
Sono alcuni giorni che sul mio stereo sto ascoltando solo musica di almeno 10 anni fa...
Mi ricordo che, quando avevo 18 anni, se conoscevo uno che ascoltava solo music anni '60-70 lo trattavo con la divertita accondiscendenza che si riserva si reperti del paleozoico. E temo di essere entrato anch'io in questa voragine di staticità nei gusti artistici.
Il lato positivo di questo è che sto "recuperando" alcuni vecchi Cd che non ascoltavo da anni: Style Council, in primis, ma soprattutto sto ascoltando con ossessività l'album "the House of Love" dell'omonimo gruppo. Pop-rock-psichedelico. Molto ben fatto.
E sopratutto, non essendo collegata a momenti particolari della mia vita (al contrario, ad esempio di quella degli Smiths) è musica che mi permette una full immersion di suoni un po' retrò senza cadere nella nostalgia o nel sentimentalismo.
Molto figo. E molto consigliata la riscoperta di questi gruppi, con talento, ma poca testa, che hanno fatto qualche album di buon livello per poi scomparire nel nulla, normalmente dopo essersi sciolti per dissidi all'interno del gruppo, normalmente nati dopo che un giornalista qualunque definisse il cantante del gruppo il migliore songwriter del mondo, normalmente non senza una buona dose di malizia (maledetta stirpe quella dei giornalisti musicali).
Altri nomi? The Church, Waterboys, Prefab Sprout, Stone Roses...
In un'epoca in cui prima o poi viene rivalutata qualunque porcheria, certe cose valgono la pena più di altre. E "Shine On" e "The Beatles and the Stones" sono due gran bei pezzi.
05 febbraio 2008
Io e gli anni '80...forse c'entra col bestiario, forse no...
Le ricerche sugli anni '80 iniziate dal “blogger” Zambrius per la stesura di un libro mi hanno portato a interrogarmi su quel decennio, del quale mi illudevo di ricordare tutto.
E riguardando film, rileggendo materiale, andando a scovare alcune vecchie foto, ho capito quanto sia complicato avere il ricordo chiaro di un'epoca, anche quando la si è vissuta di persona.
Mi spiego meglio: ho scoperto che quando ripenso agli anni '80, tutti i miei ricordi sono, in realtà, sensazioni e sentimenti molto frammentati e personali.
I miei anni '80 sono stati principalmente una brunetta piccina e con un bel sorriso, numerose figure di merda delle quali ancora oggi mi vergogno a pensarci, un bel po' di dischi, qualche libro e film, la ricerca perenne di soldi per comperare scarpe da basket nuove e il rimpianto per qualche ragazzina con la quale avrei potuto comportarmi in modo più intelligente, o anche solo più gentile.
Se mi sforzo, posso anche arrivare a ricordare i pomeriggi a giocare a carte con la nonna, le sere in birreria a decidere con gli amici quale fosse la canzone migliore di tutti i tempi (credo di avere scelto Don't Box Me In di Stewart Copeland e Stan Ridgway. Ma non saprei bene spiegare il perchè), e poco altro.
Ma è possibile che 10 anni della mia vita, 10 intensi anni a cavallo dell'adolescenza, si riducano ad una manciata di ricordi sfocati?
Che cazzo ho fatto per 10 anni?
Di certo (e mia madre ne è testimone), non li ho passati sui libri a studiare, né, a correre dietro alle ragazzine, visto che mi ricordo bene quale miscuglio di timidezza e di goffaggine fossi all'epoca.
Qualcosa non quadra.
La prima possibilità è che io abbia una pessima memoria. Però anche l'uomo più smemorato credo che si ricorderebbe chiaramente almeno le cose importanti. Ad esempio il suo primo bacio. Io no, o meglio... ne ho un ricordo vago e poco emozionante. E non potrei nemmeno giurare sul nome e la fisionomia della ragazzina in questione. E lo stesso vale per il secondo bacio. Paradossalmente il terzo lo ricordo meglio! Mi chiedo se sono l'unico ad avere questi problemi...
La seconda possibilità è che, come nel film "Men in Black", mi sia trovato in mezzo a qualcosa di davvero importante ma che in seguito, il ricordo mi sia stato selettivamente cancellato dalla memoria. Una delusione d'amore? Il rapimento da parte degli alieni? L'iscrizione al Fronte della Gioventù? Quale intollerabile sciagura può rendere necessario un elettroshock o qualunque altro strumento sia stato usato? Provo ansia al solo pensiero.
La terza teoria sostiene che, in realtà io sia un cyborg simile a quelli di Blade Runner: ho ricordi, sì, ma in realtà non sono miei. Sono il collage di ricordi di altri, incoerenti fra loro.
Il che spiegherebbe come mai io non veda mai i miei ex compagni di classe.
Che una volta all'anno mi capiti di incrociare un generico compagno di scuola, sì, certo. Ma compagni di classe, mai.
Eppure 30 persone, della stessa età... Per quanto possa essere grande Torino, statisticamente mi sembra impossibile che fra feste, inaugurazioni d'arte o luoghi pubblici, negli ultimi 20 anni, ne abbia incontrati due o tre al massimo. Nessuno negli ultimi 10. Però tutto diventerebbe statisticamente molto più accettabile, se mi fossero stati impiantati i ricordi di un liceale di Pordenone. Scelta strategica, indubbiamente. Quando mai andrò a Pordenone? E chi incontrerò di Pordenone? Sempre che Pordenone esista, va da sé...
Ma la stranezza non si ferma qui: il fatto è che le rarissime volte nelle quali incontro questi miei compagni di liceo, si creano situazioni surreali. Il che mi porta alla quarta, e più bizzarra, possibilità.
Forse il problema non è la memoria, il problema sono io che, al contrario di quanto dicano i miei ricordi, ho avuto degli anni '80 sfrenati.
Tuttavia mescolando schizofrenia e sfiga, alla mia personalità attualmente dominante sono rimasti solo i ricordi di seconda classe. Quelli meno interessanti, quelli che non ti portano a particolari emozioni positive. I ricordi banali o sgradevoli.
Anche questa teoria ha i suoi validi argomenti: come mai le rare volte in cui incontro un mio compagno, non lo riconosco? Sì, c'é una vaga somiglianza, ma non superiore a quella che un buon truccatore è in grado di ricreare trasformando, ad esempio, Sergio Castellitto in Fausto Coppi. Ma ad aggiungere ansia al palpabile imbarazzo, mi chiedo come mai, dei duecento aneddoti e simpatiche avventure vissute assieme quando avevamo 16 anni, dei trecento nomi-e-cognomi-e-codice-fiscale di altri ex compagni che, il presunto mio ex compagno elenca in ordine alfabetico, come mai, dicevo, per quanto sia preciso, puntuale o addirittura fotografico il racconto, non ricordo assolutamente nulla dei fatti e persone citate?
Ma soprattutto (questa è la cosa che mi fa più incazzare) com'è possibile che incontrando una mia ex compagna di scuola qualunque, questa non possa fare a meno di raccontarmi quanto fossi simpatico e carino e concluda col confessare che, al tempo, aveva una segreta cotta per me, quando in tutti i miei ricordi dell'epoca la principale protagonista femminile è una voragine di sfiga totale?
Essendo improbabile che tutte le ex compagne di scuola che incontro siano delle bugiarde, evidentemente, l'altra mia personalità deve avere ricordi molto più divertenti di quelli della mia personalità attuale. Mi viene da pensare che fosse una personalità simpatica, socievole, popolare ed anche ragionevolmente belloccia. Solo che, come sempre accade nel caso di coppie male assortite, ad un certo punto ne ha avuto abbastanza ed è andata per la sua strada, portandosi via tutte le sue cose. Ed adesso, magari, gestisce un topless-bar sulla spiaggia a Tonga, o, più facilmente, suona in incognito coi Radiohead.
Perché, alla fine, il vero problema è questo: la fatica dell'esercizio quotidiano alla chitarra me la rammento bene, mentre i ricordi della gloria, della ricchezza e della fama interstellare, dopo il divorzio, sono evidentemente rimasti all'altra mia personalità... Una vera pugnalata alle spalle.
29 gennaio 2008
Zia Bonnie...
Bonnie Tyler è una cantante gallese quasi 57nne. Uno di quei personaggi dotati di buona voce, ma che hanno assaggiato il grande successo solo a tratti e dopo una lunga gavetta. In ogni caso è un'artista che si è tolta belle soddisfazioni, raggiungendo la posizione n.1 delle classifiche mondiali sia con “Total Eclipse of the Heart”, sia (e questo pochi se lo ricordano) con la canzone “The Best”, in seguito cantata, con successo ancora maggiore, da Tina Turner.
Perché questo personaggio mi ha incuriosito?
Come detto, Bonnie Tyler sta vivendo una serena mezza età, fa regolarmente i suoi concerti in giro per il mondo, ogni tanto fa uscire un nuovo album, e soprattutto vive di rendita dei successi del passato. Come molti altri artisti nelle sue condizioni, verrebbe a pensare.
Invece no.
Bonnie Tyler ha avuto, al tempo, l'intelligenza di acquistare i diritti delle proprie canzoni, il che le ha dato probabilmente un benessere superiore alla media. Ma, soprattutto, le ha consentito di prendere alcune decisioni... inconsuete.
Alcune delle sue canzoni sono irreperibili nei cataloghi discografici? Sarebbe un problema, ma Zia Bonnie pensa che sia un peccato per i suoi fan e quindi decide di mettere i brani in download gratuito sul sito.
Sono esauriti degli spartiti delle sue canzoni? Zia Bonnie pensa che sarebbe bello che chi ama la sua musica possa suonarla e quindi mette le scansioni degli spartiti sul sito. Gratis, ovviamente.
In fondo, Bonnie sa che la sua vera ricchezza sono i fans affezionati, che continuano a sostenerla e riempiono le sue serate dal vivo. Che la fanno sentire ancora una persona speciale. E quindi come una simpatica zia, se li coccola... Fa sentire speciali anche loro, insomma.
D'altra parte i suoi momenti di grande successo li ha avuti e a questo punto non sono qualche migliaio di sterline all'anno che le cambiano la vita.
Io ho trovato questa storia molto istruttiva sul fatto che alcune persone, nonostante i dischi di platino ed il successo raggiunto, hanno abbastanza intelligenza e modestia da ricordare sempre da dove provengono e grazie a chi devono la propria fortuna.
Ebbrava, Zia Bonnie...
18 gennaio 2008
12 gennaio 2008
Ancora sul cambio Dollaro-Euro
Il giorno 10 gennaio scorso ho acquistato da un negozio statunitense on-line il CD del nuovo album dei Radiohead.
Costo totale, comprensivo di spese di spedizione: 7.80 Euro.
Mia cugina,
che ha un negozio di dischi paga dal distributore lo stesso album 12.50 euro+ iva.
Evito trionfalismi, visto che non mi è ancora arrivato il CD... ma che qualcosa in questi conti non torni è più di una sensazione.
19 dicembre 2007
misteriosi tassi di cambio aleggiano online...
la Deutsche Grammophon ha inaugurato il proprio negozio on-line a questo indirizzo.
La cosa interessante è che hanno approfittato dell'occasione per rendere disponibili (solo in forma di download di mp3 di altissima qualità) oltre 600 album da tempo fuori catalogo, con la prospettiva di inserire tutte le registrazioni in loro possesso nel prossimo futuro. Operazione interessante, considerando che si tratat certamente di registrazioni di un altissimo valore artistico, oltrechè storico.
Il fatto è che il prezzo degli album da scaricare è di 11.99 euro l'uno. Se invece fate l'acquisto dagli Stati Uniti, il prezzo è di 11.99 dollari.
Qualcosa non torna: già sono odiose le pratiche di Apple e Dell che vendono il loro materiale in Europa praticando un tasso di cambio Dollaro-Euro 1:1.
Si dirà...essendo merce proveniente dagli Stati Uniti, ammettiamo che almeno una parte di questa cifra sia in realtà assorbita da spese doganali, differenziali IVA e balzelli vari.
Ma la DG ha la sede ad...Amburgo, in Germania! I prodotti della DG non hanno costi di trasporto, o differenziali IVA o altre spese....
E 11.99 dollari equivalgono a circa 8,30 Euro, cioè il 30 % in meno del prezzo praticato per gli acquisti in Euro.
Mi chiedo a cosa serva un Euro forte se poi continuiamo a prendercela nel...
12 ottobre 2007
due parole, si fa per dire, su Radiohead e la musica su internet (1° parte)
Il mondo del music-business è sconvolto in questi giorni dalla scelta dei Radiohead di distribuire il loro nuovo album tramite internet ad offerta libera.
In poche parole, per i pochi che non lo sapessero, collegandosi al loro sito (http://www.radiohead.com) muniti di carta di credito, si può acquistare il nuovo album inserendo una cifra a piacere. Anche zero. In questo modo si ottiene un codice di identificazione che permette di scaricare sul proprio computer il nuovo album. Io ho pagato 3 euro, più o meno quello che sarebbe andato in tasca loro una volta scalate le varie spese ed i ricarichi della distribuzione, case discografiche e negozianti.
Questo modello di business è sicuramente interessante e, in un certo senso, adeguato ai tempi: da qualche anno la disponibilità di musica nelle reti di scambio dei file è praticamente infinita, né sembrano aver sortito effetti concreti né le campagne di sensibilizzazione, né, tanto meno, le azioni repressive patrocinate da lobby discografiche e governi accondiscendenti. Non più tardi di qualche settimana fa una normale madre di famiglia ha ricevuto l'ingiunzione di pagamento di 250.000 dollari da una corte americana perché il figlio minorenne aveva condiviso qualche centinaio di canzoni. Colpirne uno per educarne cento. Però uno degli insegnamenti del diritto è che, se qualcosa non viene percepito come un crimine, prima o poi non sarà più un crimine. Ed è inutile arroccarsi su leggi sempre più severe e, talvolta, insensate: è solo questione di tempo e queste leggi dovranno cambiare.
La decisione dei Radiohead è stata il superamento di un tabù. E' stato fissato un nuovo paletto al business discografico. Ha senso chiedere 20-22 euro per un CD quando l'alternativa è quella di scaricarselo gratuitamente? Probabilmente no. E questo, semplicemente, per una legge di mercato. Qual'è, allora, il prezzo “giusto” per vendere un disco? In altre parole, le persone che scaricano gratuitamente file musicali su Internet, quale ritengono che sarebbe un prezzo accettabile per ottenere, legalmente, lo stesso materiale? E soprattutto, a quanto ritengono debba ammontare un equo compenso per il creatore di questa musica?
Il sito di Apple iTunes offre file musicali di mediocre qualità, con una serie di limitazioni per ciò che riguarda duplicazione dei file, al “modico” prezzo di 0.99 centesimi a brano o, in alternativa, 9.99 dollari ad album. Ho sempre invidiato 2 cose a Steve Jobs, fondatore e presidente di Apple, la prima è il conto in banca, la seconda è il fatto di riuscire a vendere a caro prezzo qualunque genere di porcheria, facendosi inoltre idolatrare dai suoi fans come se fosse un benefattore. Tanto di cappello.
Però questo genere di business, per quanto possa avere un successo momentaneo, mostra la corda: il prezzo è stato fissato per risultare apparentemente competitivo, ma non tanto da mettere totalmente fuorigioco le vendite dei CD. Negli USA un CD appena uscito costa circa 15 $, spesso anche meno, quindi può risultare più logico (e appagante) acquistare l'album nella sua forma classica. Oppure, e questo accade sempre più spesso, scaricarselo gratuitamente in un formato ad altissima qualità, tramite un programma di filesharing. Steve Jobs ha “venduto” iTunes alle case discografiche come una piattaforma in grado di risolvere i loro problemi, ottenendo delle royalties particolarmente vantaggiose sui file acquistati. Se io fossi il boss di una casa discografica, denuncerei Steve Jobs per circonvenzione di incapace.
Se accettiamo la tesi che “di fatto” tutta la msucia del mondo è disponibile gratuitamente, prima di fissare un rpezzo, qualuqneu esso sia, dobbiamo chiederci quanto gli acquirenti di musica siano disposti a pagare per fruire di questo servizio, quanto, insomma, accetti di offrire “di loro spontanea volontà” per ottenere qualcosa, che, in realtà, possono ottenere gratuitamente. E' un discorso crudo da accettare per compagnie che per decenni hanno goduto di una posizione invidiabile e di introiti enormi sfruttando la particolare situazione del mercato musicale. Non dimentichiamoci che gli LP erano un supporto fragile ed oggetto ad usura e che, chi era davvero appassionato, riacquistava lo stesso LP più volte negli anni, quando la sua copia iniziava ad essere troppo rovinata. Particolare da non sottovalutare, è lo stato di semi-monopolio in cui ha operato il settore discografico: stato di monopolio molto particolare, legato non tanto (o non solo) ad accordi più o meno segreti per mantenere molto alto il prezzo dei dischi, quanto soprattutto al problema del particolare stato della concorrenza in questo settore. In economia, per fare un esempio, se il prezzo di un rpodotto diventa troppo alto, queto viene acquistato sempre meno e sostituito, fin quanto possibile, da prodotti alternativi che forniscano lo stesso servizio. Se il petrolio diventa troppo caro, il mercato si orienta sul gas naturale o il carbone. E così via. Nel campo della musica questo non accadeva: se esce il nuovo album degli U2 e voglio ascoltarlo e possederlo, devo pagare il prezzo fissato. Non 2scatta” il pensiero di acquistare l'album di un altro gruppo, in quanto più economico. Se voglio gli U2, voglio gli U2, non i Simple Minds...Questo permetteva di fissare dei prezzi particolarmente alti per i prodotti più ricercati, sapendo che i veri fans avrebbero sborsato (praticamente) qualunque cifra pur di acquistarlo.
Adesso le cose sono cambiate: se voglio gli U2 e ritengo che i 22 euro necessari all'acquisto siano troppi, me lo posso procurare, illegalmente, gratis.
Quello che le case discografiche non hanno mai messo in conto è che, chi scarica la musica di un determinato artista è, in primo luogo, una persona interessata a quella musica. Ne è fan o, proprio grazie all'ascolto, potrebbe diventarlo. Ma essere fan non significa automaticamente, essere un coglione. E proprio questo semplice ragionamento è invece il punto di partenza dell'operazione dei Radiohead.
(continua)