20 novembre 2007

Le Lei: La Crocerossina

nome scientifico: Salvatrix causae disperatae

La crocerossina è facile da riconoscere quando è fidanzata, meno facile quando è single e in entrambi i casi, un pessimo affare.
Da fidanzata i suoi tratti distintivi sono la depressione cronica, lo scarso senso di autostima ed un occhio nero simile a quello del panda maggiore. Da single invece mostra un cocente livore nei confronti degli uomini in generale e l'ultimo fidanzato in particolare.

Se non siete drogati, alcolisti e predisposti alla violenza coniugale, sappiate che le vostre possibilità con una crocerossina, sono praticamente nulle: inevitabilmente essa vedrà in voi un amico, col quale sfogarsi nei momenti in cui, prendendo il coraggio a due mani, si allontana provvisoriamente dal suo fidanzato (le relazioni delle crocerossine durano circa 3 mesi, salvo poi avere strascichi di 5 o 6 anni...).

In questi momenti vi assillerà dicendo che voi sì che la fate sentire bene, che adesso si sente tranquilla e sicura della sua decisione, che finalmente si sente libera, positiva, che non riesce a farsi una ragione di come abbia potuto sopportare tutte le cose che ha dovuto sopportare.

Ovviamente dopo 2 settimane, 1 mese o poco più, da un giorno all'altro tornerà dal suo fidanzato, per ricominciare da capo la trafila dei tira e molla.

Non voglio sostenere che la crocerossina sia una bugiarda. Probabilmente è sinceramente convinta di quello che dice, salvo un piccolo particolare: lei non dice queste cose per comunicarvi qualcosa, ma ripete ossessivamente queste cose perché, prima di tutto, ha bisogno di convincere sé stessa.

FAQ

Ho il primo appuntamento con una ragazza che temo sia una crocerossina, come devo comportarmi?

Nel caso abbiate l'impressione che la ragazza con la quale dovete uscire sia una crocerossina, in pratica avete 2 possibilità.

Se ci tenete molto a lei, l'unica cosa da fare è quella di iniziare rapidamente a drogarvi ed abusare di alcool, al primo incontro dovrete parlare quasi esclusivamente di voi stessi, di come fate schifo, del fatto che tutti ce l'abbiano con voi (ricordatevi che per riprodurre il profilo classico del tossicodipendente, sono fondamentali gli elementi di autocommiserazione ed il complesso di persecuzione). Non fatela parlare dei suoi ex (ricordare un dolore significa, in qualche modo, riviverlo...e quindi, nella sua psiche, reinnamorarsi del buzzurro in questione), ma gestite voi la discussione, siate prevaricatore e sottolineate come tutte le vostre ex sono state delle puttane egoiste...Lamentatevi, lamentatevi e lamentatevi. Se nel dire queste cose non vi scappa da ridere, il più è fatto. Nella sua mente contorta voi sarete considerato come un caso problematico, una persona che, qualunque cosa faccia, non la fa per sua natura, ma perché non ha mai trovato qualcuna che lo amasse abbastanza da “salvarlo”.

La seconda possibilità consiste nel comportarvi in maniera naturale; probabilmente in voi non vedrà nulla se non una spalla in più su cui piangere (le crocerossine sono sempre avide di nuove spalle su cui piangere). Questo non significa che, magari nel lungo periodo le cose non possano cambiare, ma mettetevi il cuore in pace: al 99%, anche se intimamente siete innamorati l'uno dell'altra, il vostro rapporto non troverà mai uno sfogo passionale.

Ho una fidanzata crocerossina, cosa posso fare?

Se siete il fidanzato di una crocerossina, significa che siete un disgraziato, quindi non avete bisogno di grandi consigli sul come gestire il vostro rapporto. Probabilmente lei già vi mantiene e vi offre un tetto; d'altra parte la vostra triste condizione di alcolista e/o tossicodipendente non vi consente di avere un lavoro regolare. Ad ogni modo, posso permettermi di darvi alcune imbeccate per rendere ancora più stabile e gratificante il vostro rapporto.

Se avete problemi economici (ed essendo un tossicodipendente, è facile che effettivamente li abbiate), potete proporre alla vostra fidanzata di prostituirsi per il vostro bene. In un primo tempo potreste proporle sesso di gruppo o scambio di coppia, giusto per farle progressivamente superare le inibizioni riguardo il fare sesso con sconosciuti. Da lì a proporla come piatto forte dei festini, il passo è abbastanza breve. Una giovane di aspetto gradevole può valere fino a 200 euro per prestazione, o 1000 euro per l'intera notte.

PARTE 5: I LUI

Gli uomini sono bestie poco evolute, che valutano la propria vita in termini molto semplici: oggi sto meglio di qualche tempo fa? Mi piace la mia automobile? La mia donna è abbastanza sexy? sono sessualmente soddisfatto? Sono sazio?

Se le risposte a queste 5 domande sono 5 sì, l’uomo ritiene di essere felice e non farà nulla per modificare questa situazione.

Se voi donne volete che il vostro uomo non vi abbandoni, non avete altro da fare che restare desiderabili, praticare sesso a comando, decantare le bellezze della sua nuova macchina, annuire quando il vostro uomo si lamenta del proprio lavoro ed avere il frigo sempre pieno.

Ragionevolmente semplice.

Il problema nasce quando (come succede praticamente sempre), le donne iniziano a lamentarsi di come un tempo si andasse sempre al cinema, mentre ora si passi la vita davanti alla televisione o frequentando amici noiosi che non parlano che di fantacalcio, videogames o calendari di veline...

In realtà quello che (intuitivamente) le donne hanno capito è che la TV può essere allo stesso tempo una potente alleata, ma anche una perfida serpe in seno al rapporto: da un lato il suo effetto narcotizzante impedisce che il loro “uomo” esca di casa incontrando effettivamente occasioni di reale evasione, dall’altro però l’abbondanza di “gnocca” a qualunque ora del giorno e delle notte può essere pericolosa.

Non c’è uomo che paragonando i fianchi e la cellulite della propria compagna con le tettine ed i culetti ben torniti di una qualche “sirenetta” televisiva, nel suo intimo non rischi di pensare che “in fondo mi potrei meritare di meglio” e poca consolazione dà il fatto che l’uomo medio non ha né il fisico, né tanto meno il conto in banca di un Vieri, un Briatore o un Brad Pitt…ognuno ha di sé una visione che raramente rispecchia le proprie reali potenzialità.

Però, in realtà, nella maggior parte dei casi la pigrizia connaturata all’uomo è un fattore decisivo di cui le donne dovrebbero tenere conto.

Invece le donne non capiscono. Ed iniziano a lamentarsi, senza comprendere che non c’è nulla che destabilizzi un uomo più di una compagna petulante e quindi inziano le interminabili liti basate sul fatto che “non facciamo mai nulla”, “no sei tu che invece non sei mai contenta” etc. etc.

Quando la frequenza e l’intensità delle liti avrà raggiunto un certo limite (variabile a seconda di diversi fattori, come il carattere, le condizioni socio-economiche ed il tipo di attività svolta dai protagonisti) il rapporto entrerà “in crisi”.

LA condizione di “crisi” è lo stato naturale di praticamente ogni rapporto fra uomo e donna.

La fase precedente si chiama “luna di miele” o “ i primi tempi” (quelli che verranno rinfacciati l’un l’altro durante le periodiche litigate), la fase successiva, si chiama "pausa di riflessione", o, meno ipocritamente, “separazione”.

La condizione di “crisi” è intervallata da periodi –brevissimi- chiamati “chiarimenti” o “riappacificazioni” nei quali i protagonisti fanno finta di essersi finalmente capiti mentre in realtà è solo che hanno voglia di fare sesso con un po’ più di pepe del solito.

A volte una coppia va avanti in questo ondeggiare di crisi-chiarimenti-separazioni-ritornidifiamma fino a diventare troppo vecchi per pensare concretamente di ricominciare una nuova vita; più spesso qualche elemento traumatico fa da fattore scatenante per trovare il coraggio di fare l'unica scelta ragionevole, vale a dire, lasciarsi.

PARTE 4: LE LEI

Quando incontrate una ragazza carina e single, aspettatevi che ci sia qualche trucco nascosto da cui diffidare. E se ha un’età attorno i trenta o anche superiore, allora aspettatevi anche di peggio.

Il mio non è pessimismo: è esperienza.

D’altra parte c’è anche una certa logica: se una ragazza è simpatica, graziosa ed intelligente quale ragione avrebbe per essere single?

Credete davvero che abbia aspettato tutta la vita “uno come voi”?

Credete che abbia sognato tutte le notti “uno come voi” e che di fronte agli altri 5000 maschietti che ha conosciuto, e dei quali magari si è innamorata, prima di incontrarvi abbia detto, “sì, è fantastico e simpatico, ma io voglio il personaggio dei miei sogni, non un altro”.

Non funziona così.

Nel migliore dei casi può sembrare che sia così, può anche darsi che nei primi tempi ci si possa anche convincere che sia così, ma inevitabilmente, prima o poi, capirete in maniera chiara e oggettiva le ragioni per cui quel bel bocconcino, per il bene dell'umanità, dovrebbe restare single.


Magari prima di conoscermi era confusa ed immatura, ma adesso è cambiata, penserete voi… magari… effettivamente ha un carattere lunatico o incostante o ha delle fissazioni ossessionanti, ma magari questo è solo un atteggiamento per nascondere le proprie insicurezze, un comportamento dovuto alla mancanza di una persona accanto che la faccia sentire davvero importante, di uno che sappia amarla come potete fare voi. Magari.

Magari avete ragione e sono io a sbagliare. In effetti, a detta delle mie ex, sbaglio praticamente tutto e sempre...

Però in base alla mia esperienza posso affermare che nella maggior parte dei casi non sarete voi a cambiare (in meglio) lei, ma sarà lei a cambiare (in peggio) voi.

Io non voglio affermare che l'amore vero, quello che ti fa perdere la testa e che mette accanto due persone rendendole davvero felici, non esista mai e in nessun caso. Quello che posso dire è che non ho mai visto nella mia vita esempi duraturi di “vero amore”.


Ho visto e vissuto attrazioni sessuali animalesche, cotte colossali, colpi di fulmine, amicizie poi trasformatesi in tenere affinità elettive, simpatie, empatie...Ho sentito definire come “vero amore” ognuna di queste cose, salvo poi dopo 1 mese, 1 anno, 5 anni rinfacciarsi cose assurde, affermare che ci si stava rovinando la vita, che si era rinunciato alla vera felicità per colpa del partner, maledire pubblicamente il giorno in cui ci si è incontrati.


Ho saputo di coppie dove il proprio innamoratissimo partner in realtà si scopava da anni la segretaria, il collega o il migliore amico del partner, ho sentito di persone maltrattate, umiliate, disprezzate, sostenere che non riuscivano a rompere i legami il/la partner le amava troppo.


Ho visto dolcissime “geishe” trasformarsi col tempo in arpie possessive ed ossessive, gelose di qualunque iniziativa del proprio compagno diversa dall'affittare una videocassetta da guardare assieme, ma dispostissime a rinfacciare, nel momento opportuno, che non si fa mai niente.


Ho visto donne far pagare al nuovo compagno le amarezze patite dal fidanzato precedente, salvo poi, una volta esaurito l'odio nei confronti del genere maschile, implorare il fidanzato precedente di riprenderle a trattare male, lasciando il nuovo compagno carico di livore nei confronti del sesso femminile, che lui scaricherà in una innocente fidanzata successiva, innescando una spirale di odio e di terrore inestinguibile.


Ho visto iene mascherarsi da agnelli, ho visto uomini e donne giurarsi eterna fedeltà mentre avevano relazioni intime con altre 4 persone (alle quali avevano, a loro volta, giurato fedeltà), ho visto donne informarsi della “posizione economica” dei loro potenziali corteggiatori prima di accettare qualunque genere di approccio, donne talmente depresse da piangere di disperazione perché l'uomo che frequentavano non era perfetto come il loro ex fidanzato (fidanzato talmente perfetto da capire il momento giusto per tagliare la corda), altre indossare lenti a contatto colorate, fasce contenitive, jeans in grado di modellare il fondo schiena e reggiseni imbottiti, trasformarsi da appetitosi bocconcini in vecchie carampane, nello spazio da percorrere fra il soggiorno e la camera da letto...


Ne ho sentite molte. La maggior parte delle storie a cui ho assistito, sono iniziate sotto i migliori auspici, ma rapidamente si sono trasformate in squallide, drammatiche, invivibili o, più banalmente, troppo noiose per andare avanti.

Ma come detto, non posso affermare che la perfezione non esista.


Magari l'amore perfetto esiste ed è più vicino di quanto non pensiamo, magari è solo una questione di punti di vista: guardare le cose con la giusta prospettiva e riuscire a vedere il lato migliore di chiunque incontriamo per la nostra strada. Magari è solo questione di aspettative, e , come dice il proverbio, chi si contenta gode. Anche se faccio fatica a mettere vicini i verbi “accontentarsi” ed “amarsi”.

Il mito Pergolesi e lo Stabat Mater

Affascinante storia quella di Giovanni Battista Draghi detto il Pergolese: nato a Jesi da una famiglia proveniente da Pergola, trasferitosi giovanissimo a Napoli per studiare al conservatorio, non compone nulla sino alla fine degli studi a 21 anni ed infine muore a 26 anni lasciandoci una manciata di capolavori.

Questa crepuscolare figura ha incarnato (prima dello stesso Mozart) l’immagine romantica del genio incompiuto, del talento inespresso a causa della precocissima morte.

La sua popolarità postuma è legata indissolubilmente a due composizioni: l’intermezzo buffo “La Serva Padrona” e il suo Stabat Mater, che la tradizione vuole che abbia composto nel letto di morte (altra vicinanza iconografica alla vita di Mozart) e considerato il capolavoro assoluto della musica sacra nello stile del barocco napoletano.

Spendo due parole per contestualizzare il discorso: nel ‘700 l’Italia in generale, e Napoli in particolare, era considerata la capitale mondiale della musica: i musicisti italiani (e napoletani soprattutto) erano contesi dalle corti di tutta Europa, riveriti e trattati come veri e propri divi.

Pergolesi divenne il più noto rappresentante di questo genere musicale, soprattutto grazie all'enorme successo postumo della sua musica. Non era quindi una jattura che il suo catalogo si riducesse ad una manciata di composizioni (qualche opera, un paio di oratori, un paio di messe e qualche sonata)? Ecco quindi apparire quello che potremmo considerare il primo esempio di…contraffazione musicale su larga scala della storia.

Un miracolo? Sì, ma un miracolo della stampa: per oltre un secolo e mezzo, numerosi editori presero l'abitudine di procurarsi musica poco nota del ‘700 napoletano per pubblicarla mettendo come autore il Pergolesi. Tanto alla fine dell’800 il catalogo di Pergolesi arriva a contenere oltre 600 composizioni, di cui almeno 570 di dubbia attribuzione ( le edizioni più recenti contano ora 148 brani, di cui solo 30 di indiscutibile attribuzione).

E così, grazie alla ricerca musicologica, si è scoperto che diverse fra le “sue” composizioni più popolari erano in effetti opera di altri autori, in larga parte quasi sconosciuti, come Domenico Gallo, Fortunato Chelleri, Francesco Durante, Leonardo Leo o Rinaldo da Capua…Autori napoletani suoi contemporanei il cui stile, effettivamente, è in larga parte molto simile a quello del Pergolesi.

Ma allora Pergolesi è bluff ? Vale a dire, il mito ha superato la leggenda? In realtà no: Pergolesi ha senza dubbio scritto lo Stabat Mater (ne esiste la copia autografa) ed il suo Stabat Mater è davvero il capolavoro assoluto della musica settecentesca napoletana.

Lo Stabat Mater è stato scritto per Soprano, Contralto (o mezzosoprano), orchestra d’archi e basso continuo; un’ensemble piuttosto ridotto che ben si concilia con le necessità esecutive di una composizione scritta su ordinazione per la congragazione di Santa Maria della Salute e destinata ad essere eseguita in una sala da musica per il Venerdì santo.

I versi di Jacopone da Todi sono suddivisi in 12 brani (o "numeri", come si usa chiamarli), dei quali il primo (Stabat Mater dolorosa) è di gran lunga il più popolare. Una caratteristica di questa composizione che più può sorprendere al primo ascolto (e che è stata oggetto di accanite dispute) è la varietà musicale al suo interno: a numeri musicalmente drammatici (Stabat Mater, Quis est homus, Quando corpus moriretur etc.) ve ne sono altri decisamente più epici (Fac ut ardeat) ed altri che sono accusati di utilizzare una musica troppo frivola ed allegra rispetto alle parole del testo (Inflammatus et accensus, Quae Maerebat…).

Il fatto trova una spiegazione nella vocazione teatrale della musica napoletana settecentesca.

Il business dell’epoca era il teatro dell’opera, il massimo successo di un autore consisteva nel creare melodie di immediata musicalità, il pericolo da evitare era la noia o la monotonia: tutta la musica barocca napoletana, sacra o profana, è accomunata da un gusto teatrale e da un’estroversione melodica che, per chi è magari abituato ad ascoltare gli austeri tedeschi, può suonare inconsueta. Che questo sia un bene o un male, è, come accennato, argomento di aspre discussioni da almeno un secolo.


12 ottobre 2007

due parole, si fa per dire, su Radiohead e la musica su internet (1° parte)

Due parole (si fa per dire) sui Radiohead e la musica su internet
Il mondo del music-business è sconvolto in questi giorni dalla scelta dei Radiohead di distribuire il loro nuovo album tramite internet ad offerta libera.
In poche parole, per i pochi che non lo sapessero, collegandosi al loro sito (http://www.radiohead.com) muniti di carta di credito, si può acquistare il nuovo album inserendo una cifra a piacere. Anche zero. In questo modo si ottiene un codice di identificazione che permette di scaricare sul proprio computer il nuovo album. Io ho pagato 3 euro, più o meno quello che sarebbe andato in tasca loro una volta scalate le varie spese ed i ricarichi della distribuzione, case discografiche e negozianti.
Questo modello di business è sicuramente interessante e, in un certo senso, adeguato ai tempi: da qualche anno la disponibilità di musica nelle reti di scambio dei file è praticamente infinita, né sembrano aver sortito effetti concreti né le campagne di sensibilizzazione, né, tanto meno, le azioni repressive patrocinate da lobby discografiche e governi accondiscendenti. Non più tardi di qualche settimana fa una normale madre di famiglia ha ricevuto l'ingiunzione di pagamento di 250.000 dollari da una corte americana perché il figlio minorenne aveva condiviso qualche centinaio di canzoni. Colpirne uno per educarne cento. Però uno degli insegnamenti del diritto è che, se qualcosa non viene percepito come un crimine, prima o poi non sarà più un crimine. Ed è inutile arroccarsi su leggi sempre più severe e, talvolta, insensate: è solo questione di tempo e queste leggi dovranno cambiare.
La decisione dei Radiohead è stata il superamento di un tabù. E' stato fissato un nuovo paletto al business discografico. Ha senso chiedere 20-22 euro per un CD quando l'alternativa è quella di scaricarselo gratuitamente? Probabilmente no. E questo, semplicemente, per una legge di mercato. Qual'è, allora, il prezzo “giusto” per vendere un disco? In altre parole, le persone che scaricano gratuitamente file musicali su Internet, quale ritengono che sarebbe un prezzo accettabile per ottenere, legalmente, lo stesso materiale? E soprattutto, a quanto ritengono debba ammontare un equo compenso per il creatore di questa musica?
Il sito di Apple iTunes offre file musicali di mediocre qualità, con una serie di limitazioni per ciò che riguarda duplicazione dei file, al “modico” prezzo di 0.99 centesimi a brano o, in alternativa, 9.99 dollari ad album. Ho sempre invidiato 2 cose a Steve Jobs, fondatore e presidente di Apple, la prima è il conto in banca, la seconda è il fatto di riuscire a vendere a caro prezzo qualunque genere di porcheria, facendosi inoltre idolatrare dai suoi fans come se fosse un benefattore. Tanto di cappello.
Però questo genere di business, per quanto possa avere un successo momentaneo, mostra la corda: il prezzo è stato fissato per risultare apparentemente competitivo, ma non tanto da mettere totalmente fuorigioco le vendite dei CD. Negli USA un CD appena uscito costa circa 15 $, spesso anche meno, quindi può risultare più logico (e appagante) acquistare l'album nella sua forma classica. Oppure, e questo accade sempre più spesso, scaricarselo gratuitamente in un formato ad altissima qualità, tramite un programma di filesharing. Steve Jobs ha “venduto” iTunes alle case discografiche come una piattaforma in grado di risolvere i loro problemi, ottenendo delle royalties particolarmente vantaggiose sui file acquistati. Se io fossi il boss di una casa discografica, denuncerei Steve Jobs per circonvenzione di incapace.
Se accettiamo la tesi che “di fatto” tutta la msucia del mondo è disponibile gratuitamente, prima di fissare un rpezzo, qualuqneu esso sia, dobbiamo chiederci quanto gli acquirenti di musica siano disposti a pagare per fruire di questo servizio, quanto, insomma, accetti di offrire “di loro spontanea volontà” per ottenere qualcosa, che, in realtà, possono ottenere gratuitamente. E' un discorso crudo da accettare per compagnie che per decenni hanno goduto di una posizione invidiabile e di introiti enormi sfruttando la particolare situazione del mercato musicale. Non dimentichiamoci che gli LP erano un supporto fragile ed oggetto ad usura e che, chi era davvero appassionato, riacquistava lo stesso LP più volte negli anni, quando la sua copia iniziava ad essere troppo rovinata. Particolare da non sottovalutare, è lo stato di semi-monopolio in cui ha operato il settore discografico: stato di monopolio molto particolare, legato non tanto (o non solo) ad accordi più o meno segreti per mantenere molto alto il prezzo dei dischi, quanto soprattutto al problema del particolare stato della concorrenza in questo settore. In economia, per fare un esempio, se il prezzo di un rpodotto diventa troppo alto, queto viene acquistato sempre meno e sostituito, fin quanto possibile, da prodotti alternativi che forniscano lo stesso servizio. Se il petrolio diventa troppo caro, il mercato si orienta sul gas naturale o il carbone. E così via. Nel campo della musica questo non accadeva: se esce il nuovo album degli U2 e voglio ascoltarlo e possederlo, devo pagare il prezzo fissato. Non 2scatta” il pensiero di acquistare l'album di un altro gruppo, in quanto più economico. Se voglio gli U2, voglio gli U2, non i Simple Minds...Questo permetteva di fissare dei prezzi particolarmente alti per i prodotti più ricercati, sapendo che i veri fans avrebbero sborsato (praticamente) qualunque cifra pur di acquistarlo.
Adesso le cose sono cambiate: se voglio gli U2 e ritengo che i 22 euro necessari all'acquisto siano troppi, me lo posso procurare, illegalmente, gratis.
Quello che le case discografiche non hanno mai messo in conto è che, chi scarica la musica di un determinato artista è, in primo luogo, una persona interessata a quella musica. Ne è fan o, proprio grazie all'ascolto, potrebbe diventarlo. Ma essere fan non significa automaticamente, essere un coglione. E proprio questo semplice ragionamento è invece il punto di partenza dell'operazione dei Radiohead.
(continua)

Apple e l'orologio

L'orologio da polso è uno strumento necessario. Da parecchi decenni è anche uno strumento economico: bastano poche decine di euro per acquistare un precisissimo orologio al quarzo, poche centinaia per averlo con un design curato e di un marchio di qualità. Eppure molti possiedono o desidererebbero orologi manuali o automatici da migliaia di euro, meno precisi e più delicati di quelli al quarzo. Il fatto è che agli occhi di molti l'orologio non è solo uno strumento, ma fa parte degli accessori di moda, degli status symbol e, in certi casi, diventa un oggetto da collezione.
Allo stesso modo considerare l'Apple come una semplice azienda di informatica non permette di comprendere come mai, nei Soli Stati Uniti, siano stati venduti 520.000 esemplari di iPhone in pochi giorni. Nel 2001 l'iPod era un oggetto innovativo: nessun'altra azienda aveva in catalogo qualcosa di comparabile. L'iPhone, tecnologicamente, non è un oggetto innovativo. Non si colloca in un mercato in crescita, né, tanto meno, si può dire che Apple sfrutti l'incapacità della concorrenza, visto che Nokia, Motorola o Sony-Ericsson sono brillanti nel proporre costantemente telefoni sempre più sofisticati a prezzi concorrenziali. Aggiungiamo che i 599 dollari necessari per l'acquisto dell'iPhone -ora ritoccati a 399$- lo collocano nella fascia alta del mercato e che il suo acquisto costringe all'acquisto di un pacchetto completo di abbonamento biennale in esclusiva con una sola compagnia telefonica, risulta ancora più incomprensibile il successo da “Beatlesmania” che ha accompagnato il suo lancio commerciale. Il fatto è che, come nel caso degli orologi da polso, l'iPhone sembra sfruttare a proprio vantaggio quelli che, agli occhi dei suoi critici, sembrano essere i suoi punti deboli. L'elemento tecnologico è secondario rispetto all'elemento estetico, questo sì, davvero innovativo ed accattivante. Il prezzo, sfacciatamente fuori mercato, lo pone di diritto nell'elenco degli status symbol, infine, e in questo Apple ha fatto davvero un gioco di prestigio, il fatto di aver aggiunto una serie di caratteristiche di intrattenimento che lo rendono molto simile ai più sofisticati lettori multimediali, ha permesso a quella larga fetta di persone che si sentivano a disagio a spendere 250$ per un iPod video, di acquistarlo sentendosi in pace con la propria coscienza. Ed è in questo che Apple ha avuto un approccio originale: mentre la concorrenza sviluppa ottimi telefoni che hanno, come aggiunta, funzioni multimediali, l'Apple ha sviluppato un ottimo lettore multimediale che, all'occorrenza, può ANCHE servire come telefono. E poco importa che le batterie non abbiano una durata eccezionale, che ci siano dei vincoli rigidissimi sulle opzioni tariffarie, che non sia integrata la tecnologia UMTS, che la tastiera sia in certe situazioni inutilizzabile o che non sia possibile installare sistemi operativi o software applicativi di terze parti. In fondo tutte queste cose appartengono al campo della telefonia e ad Apple che cosa gliene importa della telefonia?

Me and the devil (Robert Johnson) 1936 c.a.

Robert Johnson nasce nel 1911 nello stato del Mississipi, muore il 16 agosto del 1938 a soli 27 anni in circostanze mai del tutto chiarite. Nella sue breve vita lascia appena 29 canzoni. Narra la leggenda che Robert Johnson fosse un chitarrista dotato di scarso talento, ma che il 16 agosto del 1931 presso Clarksdale, Mississipi, si sia recato ad un incrocio fra 2 strade in perfetto allineamento coi punti cardinali. A mezzanotte in punto, un misterioso uomo ha preso la sua chitarra, l'ha accordata e gliel'ha resa, sancendo un patto: la dannazione eterna in cambio del talento per diventare il migliore chitarrista del mondo.


stamattina presto, hai bussato alla mia porta
stamattina presto, hai bussato alla mia porta
ed ho detto "ciao, Satana, credo sia il momento di andare"

Io ed il diavolo camminavamo fianco a fianco
Io ed il diavolo camminavamo fianco a fianco

e sono andato a picchiare la mia donna, fin quando non ne ho avuto abbastanza
E lei dice che non sa perchè la sto pestando
Io le rispondo che adesso sa di aver sbagliato
ma lei dice che non sa perché la sto pestando
ma a guidarmi deve essere l'antico spirito malvagio che abita in queste terre...

e tu puoi seppellire il mio corpo sul lato della strada
non mi importa dove mi seppellisci esattamente visto che sono morto...
e tu puoi seppellire il mio corpo sul lato della strada
così che la mia vecchia anima malvagia possa prendere un autobus e fuggire



18 luglio 2007

Bestiario di varia umanità

PERCHE' UN BESTIARIO?

Perché noi, agli occhi di ci guarda, siamo bestie.


Non tanto bestie nel senso suino o bovino del termine, ma bestie fantastiche, mitologiche, in grado di compiere veri e propri prodigi, nel bene e nel male…esattamente come nei bestiari medioevali, la nostra appartenenza ad una categoria piuttosto che ad un’altra sarà vista da chi abbiamo di fronte come una fonte di speranza o di sciagura!

E visto che dal punto di vista sentimentale, possiamo anche non ammetterlo, ma abbiamo un atteggiamento simile a quello dei pellegrini medioevali, sempre in cerca di segni del destino in grado di schiarire il nostro futuro e tuttavia convinti che la catastrofe non sia solo imminente, ma anche inevitabile, siamo anche ben disposti a credere ad un mondo di fiabe, popolato da fate e streghe, diavoli e santi, sirene e penelopi, grifoni e liocorni, Biancanevi e principi azzurri…

La nostra vita sentimentale è una continua ricerca del sacro Graal, de “la persona” in grado, con la sua sola presenza, di dare una risposta semplice ed immediata a tutti i nostri turbamenti e debolezze. L’araba fenice “
che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa…”, il grande demiurgo, la panacea di tutti i nostri mali, l’ "amore vero" che trasforma i fiumi in miele e le nuvole in zucchero filato.

Così come i pellegrini medioevali erano intimamente convinti che, nonostante le tragedie della vita, nell’aldilà vi fosse una giustizia divina e che quindi il bene fosse, alla fine, sempre ripagato, anche noi crediamo che il bene (che immancabilmente coincide con quello che NOI desideriamo) e l’amore vero (che immancabilmente è quello che NOI proviamo) siano destinati, magari dopo mille peripezie, a trionfare.

Lo sappiamo perché ce l’hanno detto alla TV, nei film, nei romanzi: i buoni vincono, magari dopo sofferenze di ogni tipo, ma vincono.

Ed il fatto che fino ad adesso la vita ci abbia regalato solo malattie innominabili, qualche chilo di troppo, lavori improbabili e molto meno sesso estremo di quanto avremmo desiderato, non è altro che un caso, una sfortuna o una serie di prove a cui il destino ci sottopone.

Vagabondiamo per bar, cene o feste come fossero santuari dove sperare di conoscere la persona speciale, accettiamo appuntamenti al buio organizzati da volenterosi amici, ci sottoponiamo a qualunque genere di umiliazione, frustrazione, presa per il culo pur di riuscire nell'impresa di trovare qualcuno in grado di farci battere di nuovo forte il cuore.

Perché prima o poi riusciremo a schivare i basilischi, che prima ti stregano con lo sguardo e poi ti sbranano, le sirene, che ti seducono e ti portano alla rovina, i demoni tentatori, le arpie... E troveremo il nostro principe azzurro o la nostra fata!

Ed anche se disillusi, anche se la vita ci sta trasformando in esseri sempre più cinici, sotto sotto speriamo che prima o poi qualcosa accada. Qualcosa di bello, di enorme e inaspettato.

Ed alimentiamo la nostra fiducia perché sappiamo che qualcuno l’ha già trovato… o almeno sostiene di averlo trovato, lo proclama a gran voce, cerca di convincerne noi e (forse) anche sé stesso. E poco vale il fatto che, a nostro modo di vedere le cose stiano in modo molto diverso da come ci sono descritte. In fondo la felicità e l'appagamento sono un concetto soggettivo.


Un’ultima nota: esistono altri due animali mitologici, che saranno una presenza costante nelle prossime pagine: Dio Siffredi e Selen Levi Montalcini.

Dio Siffredi è l'ex della vostra fidanzata, quello perfetto, quello che lei, sotto sotto, non ha dimenticato mai... Ha l’onnipotenza e la bontà di Dio, ma con le arti amatorie ed il fisico di Rocco Siffredi.

Sa fare TUTTO.

Schioccando le dita, riesce a diradare le nuvole e trasformare la gita di pasquetta, nata sotto i peggiori auspici meteorologici, in un grande successo, riesce a far sentire sessualmente famelica anche la donna più frigida.

Inutile dire che, casomai finiste col conoscerlo, lo troverete insignificante, superficiale…in altre parole un coglione. Ma non posso che ripetere che la bellezza è negli occhi di chi guarda…

L’equivalente femminile del Dio Siffredi è la Selen Levi Montalcini: la donna perfetta, bella come una modella, disinibita come una pornostar, intelligente, colta, arguta, intonata ed anche (magari) di ottima famiglia.

Il sesso orale/anale come lo praticava lei non lo pratica nessuna, in compenso è un’esperta d’arte rinascimentale, o di canti Sefarditi del XIII secolo. Sa tutto, cucina meglio di Suor Germana, guida come Niki Lauda, magari è pure appassionata di calcio ed ama guardare le partite in televisione.

La cosa curiosa è che questo genere di persone, sono chiamate dagli uomini “Donna Perfetta”, mentre se proveniente da voce femminile, il nome si trasforma in “Troia”, a volte condito con coloriti aggettivi qualificativi come “Troia viziata”, “Troia presuntuosa”.

Curiosa bizzarria della grammatica italiana che nessun manuale di linguistica mi ha mai saputo motivare a dovere….

03 marzo 2007

due parole che non centrano un cacchio col resto, dedicate a d'mitri shostakovich

Un artista può essere il fiore all’occhiello della cultura di un regime totalitario, comporre marce e fanfare, sinfonie petulanti e retoriche e, per una misteriosa alchimia, mantenere un’indiscutibile integrità morale nei confronti dell’arte, riuscendo comunque a inserire nella propria musica pagine fra le più belle ed ispirate del ‘900?

Se un’artista è riucito in tutto questo, è D’mitri Shostakovich.

Shostakovich nasce nel 1906. Giovanissimo pianista di talento, nel 1927 partecipa al concorso Chopin di Varsavia, dove però nonostante sia fra i favoriti, non vince, anche a causa di una crisi di appendicite proprio nel corso delle finali. Decide quindi che la sua strada non sia l’esecuzione ma la composizione. Bizzarro.

Ancora più curioso che Svitoslav Richter, uno dei più grandi pianisti del secolo, considerato uno fra i più intrattabili divi della tastiera, confessasse che l’unica persona che gli dava un reale timore reverenziale fosse proprio Shostakovich. In quanto, a suo dire, era l'unica persona al mondo in grado di comprendere la musica per pianoforte meglio di lui.

E che dire di una persona che viene insignita del prestigiosissimo Premio Lenin per le proprie composizioni, e dopo soli 12 mesi, si trova nella condizione di dover abiurarare le stesse identiche composizioni, per evitare problemi giudiziari?

Se da certi di vista non sempre è corretto analizzare la musica in funzione storica, nel caso di Shostakovich questo processo è inevitabile. Infatti la migliore chiave di lettura della sua (vasta) produzione è proprio la ricerca dei paradossi che hanno accompagnato la sua vita, paradossi che, nella Russia dei soviet erano all'ordine del giorno, paradossi che si specchiano anche nella sua produzione artistica, che spesso presenta una “maschera” retorica e rassicurante (per il regime), ma che allo stesso tempo contiene spunti di autoironia che sembrano comunicare allo spettatore smaliziato “prima ti ho mostrato l’abito nuovo dell’imperatore, ma adesso ti faccio capire che so benissimo che l’imperatore in realtà è nudo e l’imperatore è talmente borioso, che nemmeno capisce che lo sto prendendo in giro!”

Geniale.

Geniale laddove, come nei primissimi lavori, ha potuto dare sfogo liberamente alla propria creatività (la prima sinfonia, uno dei suoi capolavori, era stata il suo saggio per il diploma al conservatorio), ma anche e soprattutto, geniale quando la sua ironia viene dissimulata all’interno di composizioni apparentemente osservanti il più ortodossi canoni stilistici sovietici.

Canoni stilistici che si basavano sulla creazione di “musica realmente russa”, che privilegiavano la sinfonia ( genere che in realtà in Russia non godeva di particolare tradizione –se si eccettua Tchaikovsky, che però si riconduceva ai modelli tedeschi) e che ambivano alla finalità di “dilettare le masse, sottolineando la gloria della rivoluzione d’ottobre”.

(Anche) per queste ragioni Shostakovich fu eminentemente un sinfonista, tanto che ne scrisse ben 15 nella sua vita, utilizzando massicciamente temi d’ispirazione popolare e intitolando le varie sinfonie “L’anno 1905”, “Il Primo Maggio”, “Il 1917” etc. andando cioè a toccare le date ed i temi cari all’iconografia ufficiale.

Allo stesso tempo fu anche un prolifico quartettista e, forse, sarebbe interessante studiare come la sua creatività sfruttasse in maniera diversa questi differenti strumenti, laddove, nel caso dei quartetti, essendo destinati ad un pubblico più raccolto, gli era permessa una maggiore libertà dai vincoli del Ministero della Cultura.

Fattostà che, per restare alle sinfonie, almeno 6 di esse (prima, quarta, quinta, sesta, settima ed ottava) siano da considerare fra i maggiori lasciti sinfonici del ‘900 (soprattutto se, e non senza buone ragioni, consideriamo Mahler come un’appendice del XIX secolo).

E sottolineo del ‘900: infatti nonostante per semplicità talvolta si parli genericamente di “musica classica”, in questo caso siamo di fronte a musica sconvolgente, che poco o niente ha a che spartire con il sinfonismo beethoveniano o dell’800, se non per l’uso di un’orchestra.

Chi volesse avvicinarsi alla musica, potrebbe scoprire che la "musica classica" non è solo composta da minuetti e salterelli, ma che autori come Shostakovich, Prokofiev, Hindemith, Stravinsky, Schoenberg…solo per citare i maggiori, non erano dei semplici continuatori di una tradizione ormai impolverata, ma dei veri e propri rivoluzionari, autori di musica molto più “moderna” (e non per questo meno gradevole) di quella che siamo abituati ad ascoltare o, addirittura, a celebrare (la maggior parte delle colonne sonore cinematografiche, per esempio, copia in maniera evidente dalla produzione di questi autori).

Tornando alle sinfoniedi Shostakovich, la Prima , come accennato è un’opera giovanile brillante, stravagante e largamente influenzata da Hindemith e dall’avanguardia tedesca.

La Quarta sinfonia è un’opera di svolta nella sua produzione, composta nel periodo di maggiore crisi personale, segnato dalle critiche da parte del regime per il presunto “imborghesimento occidentalizzante” della sua produzione. Perciò venne ritirata dall’autore prima ancora della sua esecuzione. Stilisticamente è importante perché rappresenta l’ultima opera composta senza pressioni esterne.

La Quinta è, al contrario, la prima opera “di compromesso” ed è anche una delle sue composizioni più conosciute: basata principalmente sulla rielaborazione di temi popolari, è in effetti un vero capolavoro e, assieme alla prima, potrebbe essere la sinfonia migliore per iniziare l’ascolto di Shostakovich).

La Sesta, la Settima e l’Ottava sono le cosiddette “Sinfonie di Guerra”: in esse l’elemento bellico non solo è presente, ma è addirittura il protagonista (celebre il terzo movimento dell’Ottava che riproduce un bombardamento), e proprio in queste sinfonie, scritte in momenti molto difficili sia per la Russia che per Shostakovich stesso (l’assedio di Leningrado, la sua città natale alla quale è dedicata la Settima, portò ad oltre un milione di vittime, fra cui numerosi suoi amici e parenti) mostrano i primi esempi della dualità della sua produzione successiva: dietro al trionfalismo di facciata di queste composizioni, infatti, vi è un nodo irrisolto di terrore per ciò che accade intorno che, tutto sommato, poco si concilia con i proclami di vittoria.

Purtroppo alcune altre sinfonie (mi viene in mente l’Undicesima, ad esempio), sono veramente deludenti, per cui non saprei se consigliare a cuor leggero l’acquisto di un cofanetto o se prendere solo le sinfonie segnalate.

Riguardo le edizioni in commercio, tradizionalmente sono considerate registrazioni di riferimento quella di Haitink con la Congertebow di Amsterdam (DECCA) e quella di Kondrashin con l’Orchestra di Stato dell’URSS (Melodyia). Quest’ultima edizione, pur essendo registrata in maniera assai lontana dagli standard attuali ha la referenza unica di essere diretta da colui che ha diretto qualcosa come 10 “prime esecuzioni” delle sinfonie di Shostakovich, l’edizione Haitink ha dalla sua un’orchestra di livello molto superiore, una registrazione di alta qualità e, probabilmente, una visione più meditata della musica. Lato negativo è che mentre i cd di Kondrashin sono acquistabili singolarmente, quelli di Haitink sono solo in cofanetto.

Fra le registrazioni più recenti, abbastanza valida l’edizione ultra-economica di Barshai per la Brillant (3 euro a cd circa, solo in cofanetto) ben registrata, ma un po’ troppo posata, quella di Rodzensvensky (Melodyia), disponibile su 7 cd doppi separati, che al contrario sembra un po’ troppo fragorosa, ma che, se perde qualcosa dal punto di vista della raffinatezza, è comunque un’edizione incredibilmente valida dal punto di vista squisitamente emotivo.

In compenso quella che forse è la migliore edizione in commercio, in realtà è una non-edizione, nel senso che è un’integrale che non esiste! Si tratta infatti della registrazione di Neeme Jarvi, iniziata con la Chandos record e proseguita (ma con qualche “buco”) con la Deutsche Grammophone. Dal punto di vista globale si tratta di un’edizione eccezionale sotto ogni punto di vista e può essere la scintilla per iniziare a conoscere uno dei più grandi direttori viventi.

Buona, ma abbastanza alterna come risultati, l’edizione di Rostopovich per la Warner, che comunque ha il vantaggio di essere disponibile, a cd singoli, anche in collane ultraeconomiche.

Riguardo le sinfonie singole, gode di fama indiscussa la 7° diretta da Bernstein, così come è assolutamente raccomandabile la 5° diretta da Askehazy.

il movimento del "bombardamento di Leningrado" dall'ottava sinfonia di Shostakovich su un montaggio di fotografie dell'autore.

01 marzo 2007

Introduzione

Le persone nate a cavallo fra gli anni '60 e '70 sono i membri una generazione scellerata: la prima generazione educata più dalla televisione che dai genitori.

Chiedete a qualcuno di questa fascia d’età se si ricorda di DJ Television.

Al 99,9% ammetterà che i suoi gusti musicali si sono formati sulle scelte di Claudio Cecchetto (e di questo Cecchetto, prima o poi dovrà pagarne lo scotto di fronte alla storia), in compenso dubito che si ricordi della canzone preferita dai suoi genitori.

Possiamo fare finta di non saperlo, ma quando eravamo bambini, abbiamo voluto più bene a Capitan Harlock e Candy Candy che non alla maggioranza delle persone “vere” che ci circondava e, in modo più o meno inconscio, continuiamo ad avere una condotta simile anche oggi. Siamo in grado di rinunciare senza troppi rimpianti ad una serata intima con la donna che diciamo di amare per andare a vedere al bar la partita della Juve o, a seconda dei gusti, andiamo fuori di testa se ci fissano un impegno improrogabile proprio la sera della finale di “Amici di Maria De Filippi”....

Nel migliore dei casi facciamo lavori precari che ci soddisfano, ma che non ci danno alcuna certezza per il futuro, altre volte facciamo lavori lontanissimi da quelli che erano i nostri sogni da ragazzi, sentendoci anche fortunati di non essere in mezzo a una strada.

E per compensare spendiamo.

Spendiamo per quello che possiamo, ovviamente, e spesso anche per ciò che non possiamo: chi può si compera l’automobile nuova (48 comode rate di 111 euro e maxirata finale di 9000 euro…) o le scarpe ultima moda o si “regala” una week-end in giro per il mondo; chi può meno, si compera una playstation, ma in entrambi i casi, siamo sempre pronti ad ingozzare il nostro ego di inutili auto-gratificazioni.

Il fatto è questo: molti di noi non si sono mai svincolati del tutto dall’adolescenza e, in un modo o nell’altro, continuiamo a masturbarci.

Solo che abbiamo sostituito (o, più spesso, affiancato) all’autoerotismo, altre forme di gratificazione, altrettanto fini a sé stesse, solo un po’ più costose e un po’ meno umide…

Siamo cresciuti davanti alla televisione, e lei ci ha educati come una madre affettuosa, ma, affettuosa come può esserlo una madre televisiva, che dimostra il suo amore comperando la nutella, facendo colazione con i frollini di marca e fornendo saggi consigli sull'igiene orale. Una madre sempre bionda, bella e sorridente che non sa cosa sia la cellulite o che la combatte con successo, perché è una mamma “che vale”...
Siamo stati convinti, fin da bambini che se non diventiamo delle rockstar o degli attori non contiamo nulla, che se la nostra donna non è una modella, siamo dei falliti. E se siamo donne, se non abbiamo la taglia 40 (al massimo 42) siamo dei cessi.
Perché dobbiamo ammetterlo: siamo una generazione di bastardi, non solo nel senso “morale”, ma soprattutto nel senso letterale del termine. Abbiamo dei genitori ai quali vogliamo bene, ma in realtà la nostra “maestra di vita” è la TV.
E' lei che ci ha mostrato il mondo, ci ha insegnato cosa sono i sentimenti, ci ha fatto mille promesse, pur sapendo che nessuna poteva essere mantenuta, ci ha fatto sentire inadeguati quando i capelli si sono diradati o quando i fianchi si sono ispessiti, per poi darci una risposta facile, sicura ed alla portata delle nostre tasche.
E poco male se per comperare le alghe di Vanna Marchi ed i parrucchini di Cesare Ragazzi ci siamo indebitati fino al 2009.

Poi la televisione ha detto che avevamo capito male, che avevamo frainteso… E’ arrivata la moda della New Age…dell’AMA TE STESSO, del canto delle balene, dello yoga e del massaggio Shatsu…il tutto, ovviamente, pubblicizzato, commercializzato, pre-digerito e pagabile in 12 comode rate con interessi zero.
Fatti il tuo personale giardino zen...con la prima uscita la paletta ed il sacchetto con il terriccio benedetto da Padre Pio...
E noi le crediamo, perché, abbiamo genitori che hanno speso la maggior parte del tempo che avrebbero dovuto dedicarci, in compagnia di avvocati per redigere atti di separazione, genitori che quando erano ragazzi predicavano l’amore libero ed usavano l’LSD, ma che volevano mandarci da uno psicoterapeuta quando ci hanno trovato in tasca mezzo grammo di cannabis, che ci hanno detto:”non vorrei che tu facessi i miei stessi errori” salvo poi a 50 anni scappare con la segretaria, lasciandoci con madri depresse e ossessionate dalla cellulite e dal fatto di invecchiare....
Siamo un generazione di boccaloni, di minchioni, fagocitata da un sistema economico-sociale-comunicativo che ci convince che se non abbiamo l’impianto super-dolby-digital-surround siamo degli sfigati, che ci fa credere che ognuno di noi sia speciale ed unico, sempre che si possieda il taglio di capelli “giusto” o “il gioiellino” in acciaio della Breil, che ammette, anzi è contentissimo se ci ribelliamo a queste mode: tanto anche la contestazione rientra sempre in un target codificato; anzi, più è delimitato il target a cui apparteniamo, più è semplice indirizzarci messaggi efficaci.

E per queste ragioni, proprio la Mondadori pubblica i libri di Michael Moore e nei suoi megastore vende quelli di Naomi Klein, la Sony e le tutte le maggiori corporation del pianeta compensano i mancati profitti dovuti alla condivisione dei file su internet, con un aumento di profitti dovuto alle loro partecipazioni alle aziende di telecomunicazioni che vendono connessioni ultra-veloci e producendo i supporti per duplicare la musica o i film “illegalmente” ottenuti.

Noi non pensiamo più come esseri umani, ma come consumatori e facciamo fatica a vedere ciò che ci circonda con uno sguardo diverso dall’assioma “lo voglio-lo compero”.
Quando conosciamo delle ragazze le squadriamo da capo a piedi per vedere se hanno le tette abbastanza grosse o il culo abbastanza piccolo, discorriamo amabilmente con loro per capire se sono simpatiche spiritose, divertenti, se sono abbastanza “intelligenti” per piacerci, o (a seconda del carattere) se sono abbastanza stupide da non essere una minaccia per il nostro ego…
Insomma, cerchiamo di valutare se sono il “nostro target” o se noi siamo il loro (e poco male se usiamo l’eufemismo “il mio tipo” perché nella sostanza nulla cambia).

E se siamo donne, ammettiamolo, ci comportiamo allo stesso modo, solo, talvolta, con un pizzico di inconsapevolezza in più.
Ed esattamente come fossimo una merce, siamo disposti a qualunque compromesso il nostro portafogli ci possa irragionevolmente permettere per sperare di sembrare più giovani, belli e sexy. Macchine sportive, chirurgia plastica, reggiseni imbottiti o lenti a contatto colorate.. La scelta è vasta, per tutti i gusti e tute le tasche, nessuno resterà scontento, nessuno resterà infelice...
Siamo una generazione di figli unici (o, al massimo, con un fratello/sorella), viziati, coccolati e destabilizzati.
E quando abbiamo trovato un compagno/a chi abbiamo trovato?

Un altro figlio/a unico viziato coccolato e destabilizzato, che vuole avere sempre ragione, anche quando in realtà sappiamo benissimo che abbiamo sempre ragione noi…

Un compagno/a con cui il massimo dell’interazione consiste nel prenotare in edicola le ristampe dei DVD di Franco e Ciccio o di Totò…che fanno tanto intellettuale illuminato…

Nel migliore dei casi abbiamo trovato qualcuno talmente insicuro da darci sempre ragione, salvo poi annoiarci mortalmente dopo pochi mesi, anche se la comodità della situazione ci porta a trascinare il rapporto per anni (però sotto-sotto pensiamo di meritare di meglio e siamo sicuri che prima o poi…quel “di meglio” arriverà).

Nel peggiore abbiamo trovato qualcuno che ci ha usato fin quando gli è stato utile e comodo, salvo poi trovare il “vero amore” con cui ha deciso nel giro di tre mesi di andare a vivere assieme e nel giro di sei, di iniziare a fare figli…anzi figlio - visto che viviamo in un paese di figli unici - mentre in tre anni di “fidanzamento”, nonostante le nostre insistenze, non “si sentivano pronti” nemmeno per organizzare assieme una vacanza di più di una settimana...

E disperatamente, fra una delusione e l'altra, cerchiamo la felicità nell'unico modo in cui ci è stato insegnato a cercarla: come se fosse un merce che ci viene recapitata a domicilio, pagabile in 48 piccole rate, più maxi-rata finale.

DEDICHE...

Questo blog è dedicato a tutti coloro che, mentre i loro amici comperano case o stationwagon, al massimo si possono eprmettere di comperare magliette dei Radiohead su ebay.

Questo blog è dedicato ai single (uomini o donne che siano) che si stanno rendendo conto che tutte le cene a casa di amici si stanno trasformando in congressi di puericultura.

A quelli che vorrebbero uscire la sera, ma che conoscono solo persone che, al massimo, si guardano un DVD noleggiato in videoteca.

A chi va a ballare e scopre di essere l’unico in sala a non avere un piercing al naso. O al sopracciglio. O in luoghi meno igienici.

A chi entrando in un locale, capisce di essere il più anziano della sala e che tutti lo guardano pensando che sia un agente della DIGOS mandato a controllare la situazione.

A chi si ha voluto essere single per scelta, ma sta già cambiando idea.

A chi si è trovato single per scelta di altri e non capisce più le regole del gioco.

A chi ha una storia che non è bella e gratificante come un tempo, ma ha troppa paura di quello che l’attende, per decidersi a darci un taglio.

A vorrebbe ma non osa. A chi oserebbe, ma non sa più cosa vuole.

Insomma,questo libro è dedicato al 99% per cento delle persone che conosco, soprattutto agli uomini, ma anche a molte donne, che vorrebbero vivere meglio ma non riescono a capire perché un tempo tutto fosse semplice, mentre ora tutto sembra così complicato.

Il fatto in realtà è questo: non è il mondo ad essere cambiato, ma siamo noi ad essere peggiorati, e spesso, come fosse una malattia venerea, dobbiamo dire grazie di questo a qualcuno che abbiamo amato nel passato e che ci ha reso diffidenti, disincantati, a volte disperati o, ancora peggio, vendicativi e crudeli nei confronti degli altri, anche se non c’entrano nulla, come se tutto ciò ci facesse sentire meglio. Beh…sembra superficiale, ma talvolta funziona!

23 luglio 2005

sono le 5 ed io son qui...

sono le 5 ed io son qui a vedere se funziona un blog del cazzo.
Da da pensare una cosa del genere, e non sono certo siano cose belle.